Ho il nome della figlia di Ceo e Febe Che aveva sangue di titani nelle vene L'onnipotenza avida dell'aquila sfuggita In mare si tuffò, da uccello travestita E preso dalla pena, il Dio, vedendola affogare In isola la volle trasformare Da stella a scoglio Asteria tra le onde incastonata Da allora come Delia è conosciuta Chissà se poi per caso o per antica omonimia Storicamente dedita ai culti della luce sarà la gente mia Dopo millenni noi dеi miti non sappiamo un cazzo Tanto più in questo equivoco dei nomi Eppurе sento in me un bruciare antico Che mi connette agli inferi che battono E al cielo che respira E stanca del teatro, della stupidità umana Sapete che vi dico? Mi scotolo di dosso i parassiti Rompo gli ormeggi, inizio a navigare, anzi no Come una tartaruga negli abissi a sprofondare, anzi no Con un boato di mare e di terra mi tiro su, stravolgo la battaglia Mi alzo, il nome mio è di quaglia Mi stacco dai fondali e senza ali Da isola volante torno ad abitare i cieli Chi guarderà da giù vedrà la scritta: 'I pettri carunu 'U cori è d'azzaru Nui vincemu Guarda cosa abbiamo trovato nel fiume Wow